PIANETARBERESH

Discussione libera in libero mondo

domenica 14 settembre 2008

La Filanda Filardi: continua la telenovela




Esattamente un anno fa (15 settembre 2007) fu inaugurata in pompa magna la Filanda Filardi di proprietà dalla Comunità Montana del Pollino.
A un anno di distanza tutto è esattamente come prima: non è possibile visitarla. Non è stato allestito nessun museo, non sono stati posti neanche un pannello esplicativo. In compenso abbiamo perso il conto di quanto è costato alla comunità questa struttura. Sicuramente abbiamo superato il milione di euro e ancora siamo in alto mare.
Per favore qualcuno ci vuole dare qualche notizia in merito?
Grazie

31 commenti:

Anonimo ha detto...

A Civita abbiamo un noto rappresentante della comunità montana a cui è possibile chiedere a che punto si trova il bando per la gestione della filanda oppure basta andarci di persona e chiedere. è bello starsene comodamente seduti, esigere risposte e non far nulla di nulla.

Anonimo ha detto...

La cosa è ancora più grave, visto che abbiamo in casa un noto rappresentante della comunità montana.

Anonimo ha detto...

CALABRIA: INCHIESTA SU APPALTI ACQUEDOTTI, INDAGATI IMPRENDITORI E DIRIGENTI REGIONE
di Redazione
martedì 13 maggio 2008
Emerse irregolarità nelle procedure delle gare d'appalto, in gran parte vinte da società ricorrenti sia nei bandi regionali che in quelli della Sorical, che gestisce il servizio idrico in Calabria

Catanzaro, 13 mag. - (Adnkronos) - Sono in corso da questa mattina numerose perquisizioni ordinate dal pm Luigi De Magistris della Procura della Repubblica di Catanzaro che sta indagando sugli appalti relativi alla gestione della rete degli acquedotti calabresi.

Gli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza stanno notificando anche avvisi di garanzia a carico di imprenditori e dirigenti della Regione Calabria.

Secondo l'ipotesi della Procura, sarebbero emerse irregolarita' nelle procedure delle gare d'appalto, in gran parte vinte da determinate societa', ricorrenti sia nei bandi regionali che della Sorical, la societa' a capitale misto che gestisce il servizio idrico in Calabria.

Anonimo ha detto...

Il difficile amore tra il sole e la luna


Civita, paese della sfortuna... L'inverno manca il sole, l'estate la luna...

Una volta nel cielo c'era solo il sole:
era il padrone, ma non era felice
perchè era solo.
Una sera, mentre stava tramontando,
vede la luna spuntare..
era tanto bella e bianca
che il sole se ne innamorò.
Diventò tutto rosso e poi tramontò.
Anche alla luna il sole è piaciuto:
cosi grande, giallo e brillante.
Appena poteva,
spuntava per vederlo un momentino,
prima che andasse a dormire.
Tante volte stentava ad andare a riposare
per vedere il suo amore spuntare.
Finalmente un giorno,
grazie alla terra che continua a girare,
in mezzo al cielo sereno
sono riusciti ad abbracciarsi:
sulla terra è diventato tutto scuro...
intanto che la luna e il sole facevano l'amore.
"Come è stato bello" ha sospirato la luna,
"ho proprio passato un bel momento...
Da allora,in estate, a Civita,
ha pensato di non venire più.
Lei lo sa che qui ce ne sono tanti
che si vogliono bene,
e che l'amore preferiscono farlo al buio.

Autrice: Celina. Leggenda tratta da "Paese mio che stai sulla montagna", stampato in proprio

Anonimo ha detto...

FURMAGGIU DU QUAGLIU
Formaggio non adatto ai vegetariani


Sinceramente io mi sono sempre rifiutato di assaggiarlo, ma a mio padre piace.... E' un pecorino non molto stagionato, e conservato in luogo umido 4-5 mesi. La forma è cilindrica di piccole dimensioni di circa 20 cm di diametro (+ o -). All'esterno presenta una crosta sottile. E udite udite, la sorpresa!!!!!!!!!! La crosta ha dei piccoli forellini, dati dalla stagionatura direte voi (siete scontati...!)NO! dati da dei bei vermini bianchi.... Per essere esatto sono stato corretto dal "formaggiaio" picuraro (nota figura professionale), non sono vermi, sono larve di mosca del formaggio che da mie ricerche ha nome scientifico Piophilia Casei.... Il formaggio sarà sicuramente buono.... Solo il formaggio (per me gli "ospiti" non hanno un aspetto "appetitoso"....)....). A voi il dilemma: Mangiare o non mangiare (una bella manciata di larve)

Dal Diario del turista curioso.....
Attenzione hannu fattu i viermi

Gennaro Placco e....... ha detto...

Luigi Settembrini

Luigi Settembrini nacque a Napoli nel 1813 (morì nel 1876), allievo di Puoti, si dedicò all'in- segnamento. Arrestato nel 1839 per cospirazione, trascorse tre anni in carcere. Nel 1847 pubblicò anonima una "Protesta del popolo delle due Sicilie": dovette rifugiarsi a Malta per questo. Prese parte ai moti del 1848, e con la restaurazione borbonica fu nuovamente arrestato e condannato a morte. Gli fu commutata la pena con l'ergastolo, e nel 1859 fu avviato alla deportazione in Argentina. Il figlio riuscì a far dirottare la nave, e così Settembrini riparò in Inghilterra. Torna- to in Italia nel 1860, fu professore all'Università di Bologna e poi (1862) di Napoli. Le sue "lezioni di letteratura italiana" apparse nel 1866-1872 sono la prima ricostruzione della "civiltà letteraria" italica secondo l'ottica nazionalista (risorgimentale). Il suo appassionato ghibellinismo gli permette giudizi polemicamente acuti, ma lo porta a schematizzare sulla base del contrasto tra clericalismo e anticlericali- smo. Onestà morale e forza di carattere dell'uomo hanno espressione nelle memorie, le "Ricordanze della mia vita", scritte nel 1875 e pubblicate postume nel 1879-1880: ha uno stile immune da tentazioni retoriche. Traduttore delle opere di Lucianus (pubblicate nel 1861), negli anni di prigionia del 1851-1859 scrisse un breve romanzo ambientato nell'antica Grecia, I neoplatonici, che per l'argomento erotico omosessuale contrasta con l'immagine che fu poi costruita di lui, di serioso scrittore patriota. Non a caso è stato pubblicato solo nel 1977.
--------------------------------------------------------------------------------

Nelle "Ricordanze della mia vita"
gli apprezzamenti del Settembrini nei confronti di Gennarino Placco non si limitavano solo al poeta o all' eroe risorgimentale, ma, lo definiva:

“Un bel giovane (così Settembrini descriveva GennaroPlacco), una faccia greca, occhi scintillanti, parlante con una certa enfasi albanese, con l'erre come la pronunciava Alcibiade. L'anima sua odora di tutta la freschezza, l'inenuità, la spensieratezza, la candidezza di un fiorente giovinetto. Ingegno vivido e poetico, cuore caldissimo e saldo, amava la libertà e sentì che un ignota potenza gli sollevava il cuore e la mente. Egli è rozzo nelle maniere, anzi talora è selvatico, come albanese e montanaro; ma a me piace assai quella durezza, segno di animo saldo e maschio, quei deciso No e Si senza quella convulsione civile che chiamasi sorriso, senza quelle cortesi parole che sono da intonaco sopra un muro fracido; sotto quella dura scorza palpita un cuore nobile e generoso”.

CONSIDERAZIONE
I neoplatonici- romanzo erotico omosessuale scritto in carcere dal settembrini in quegli anni può essere stato ispirato dal bel Gennarino che con "ignota potenza" oltre a cuore e mente sollevava anche altro?

L'argomento porebbe forse interssare l'Arci-gay?, Civita è stata e rimane sempre avanti e moderna.

La parola agli studiosi, Invito quindi gli illustri ricercatori, Prof. V. Bruno ,D.Emanuele, il maestro, etc. anche con l'aiuto delle ricerche fatte dal compianto Prof.Laviola, di fare luce sull'argomento con l'estremo coraggio che li ha sempre contraddistinti.

Anonimo ha detto...

Pianetarbresh
FINALMENTE....un argomento inerente, finalmente cultura, e non solo scaramuccie politiche interne, finalmente la possibilità di argomentare senza offese, finalmente......

MAVERICK ha detto...

I neoplatonici è un breve racconto dello scrittore e patriota Luigi Settembrini (1813 - 1876) ritrovato, sotto forma di manoscritto, presso la Biblioteca Nazionale di Napoli nel 1973 dal professor Cantarella, studioso crociano, con il titolo "I neoplatonici, per Aristeo di Megara, traduzione dal greco" e pubblicato postumo nel 1977.

I neoplatonici sono una fantasia omoerotica ambientata nella Grecia antica. Scritto durante la prigionia, subito dopo la traduzione di Luciano di Samosata (vale a dire fra il 1858 e il 1859) il manoscritto fu inviato dall'autore alla moglie come (presunta) traduzione di un testo greco antico. Lasciato alla morte del Settembrini fra le carte inedite, il manoscritto fu esaminato fra gli altri da Benedetto Croce, che pose il veto alla pubblicazione, giudicando l'opera un "lubrico e malsano (…) errore letterario del Venerato Maestro, martire patriottico dei Borboni", e per questo motivo rimase inedito fino al 1977.


I neoplatonici è uno scritto breve, ma rivelatore delle fantasie intime del suo autore. Privo di una vera trama, segue passo passo le vicende di due ragazzi che s'innamorano l'uno dell'altro e divengono amanti, e si conclude con le contemporanee nozze dei due (che però, significativamente, non impediscono la prosecuzione della loro relazione). Il racconto comprende descrizioni di rapporti sessuali che non hanno paralleli nella letteratura italiana di quell'epoca.

Dal punto di vista letterario, benché di respiro modesto, lo scritto è comunque di livello ottimo, di stile agile e fresco, nonché dotato di una certa eleganza. Degna di nota è inoltre l'immagine che presenta, assolutamente positiva e serena, della relazione omosessuale. Polemicamente l'autore ripropone una certa concezione pre-cristiana della (omo)sessualità, e presenta l'amore omosessuale come un elemento della vita umana capace di dare gioia e soddisfazione. Inoltre ne tratta come di una relazione provvista tanto di una dimensione affettiva quanto di una dimensione erotica, con un approccio assai raro nel panorama letterario di quel secolo.

All'apparire del libro non è mancato fra i recensori chi lo considerasse il risultato di una sorta di "rivelazione" che Settembrini avrebbe ricevuto da rapporti omosessuali in carcere. Si tratta comunque solo di un'ipotesi, per il momento non avvalorata da documenti

Anonimo ha detto...

Quindi può essere...? visto che il Placco su richiesta del Settembrini è stato trasferito nella sua cella, e letta l'enfasi con la quale descrive questo giovane e rude maschio albanese...e le considerazioni che fa di lui

Anonimo ha detto...

Lasciato alla morte del Settembrini fra le carte inedite, il manoscritto fu esaminato fra gli altri da Benedetto Croce, che pose il veto alla pubblicazione, giudicando l'opera un "lubrico e malsano (…) errore letterario del Venerato Maestro, martire patriottico dei Borboni", e per questo motivo rimase inedito fino al 1977.


I neoplatonici è uno scritto breve, ma rivelatore delle fantasie intime del suo autore. Privo di una vera trama, segue passo passo le vicende di due ragazzi che s'innamorano l'uno dell'altro e divengono amanti, e si conclude con le contemporanee nozze dei due (che però, significativamente, non impediscono la prosecuzione della loro relazione). Il racconto comprende descrizioni di rapporti sessuali che non hanno paralleli nella letteratura italiana di quell'epoca.

Dal punto di vista letterario, benché di respiro modesto, lo scritto è comunque di livello ottimo, di stile agile e fresco, nonché dotato di una certa eleganza. Degna di nota è inoltre l'immagine che presenta, assolutamente positiva e serena, della relazione omosessuale. Polemicamente l'autore ripropone una certa concezione pre-cristiana della (omo)sessualità, e presenta l'amore omosessuale come un elemento della vita umana capace di dare gioia e soddisfazione. Inoltre ne tratta come di una relazione provvista tanto di una dimensione affettiva quanto di una dimensione erotica, con un approccio assai raro nel panorama letterario di quel secolo.

All'apparire del libro non è mancato fra i recensori chi lo considerasse il risultato di una sorta di "rivelazione" che Settembrini avrebbe ricevuto da rapporti omosessuali in carcere. Si tratta comunque solo di un'ipotesi, per il momento non avvalorata da documenti

Anonimo ha detto...

Salvatore Nigro, collaboratore del domenicale del "Il Sole 24 Ore", liquida I Neoplatonici di Luigi Settembrini come una "minchioneria".

Ecco una "minchioneria" liberamente tratta dal racconto che ha circa 150 anni:

Si guardavano l'un l'altro, si carezzavano, si palpavano in tutte le parti della persona, si baciavano negli occhi, e nella faccia, e nel petto, e nel ventre, e nelle cosce, e nei piedi che parevano d'argento: poi si stringevano forte, e si avviticchiavano, e uno metteva la lingua nella bocca dell'altro, e così suggevano il nettare degli Dei, e stavano lungo tempo a suggere quel nettare: ed ogni tanto smettevano un po' e sorridevano, e si chiamavano a nome, e poi nuovamente a stringere il petto al petto e suggere quella dolcezza. E non contenti di stringersi cosi petto a petto l'uno abbracciava l'altro a le spalle, e tentava di entrare fra le belle mele , ma l'altro aveva dolore, e quei si ritraeva per non dare dolore al suo diletto.

I Neoplatonici racconta, senza nulla nascondere all'immaginazione, la storia di due ragazzi greci, Callicle e Doro, che si amano di un amore schietto, dolce e sincero.

Ma per quale motivo il recensore liquida questo testo gay come un semplice "scherzetto"?


Prima di rispondere ricostruiamo la vicenda che ha permesso al breve romanzo di giungere fortunosamente fino a noi.

Nel 1937 il Professor Raffaele Cantarella, direttore della Officina dei Papiri Ercolanesi presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, si trovò tra le mani un misterioso manoscritto, contenente la traduzione dal greco de I Neoplatonici di Aristeo di Megara.

Leggendo il racconto si accorse di essere di fronte ad un vero e proprio enigma.

Innanzi tutto, il testo era imbarazzante ed osceno. Ancora, la traduzione era davvero poco credibile e terzo particolare, e non ultimo in ordine di importanza, il professore, che conosceva perfettamente la letteratura greca, non aveva memoria di Aristeo di Megara.

Cantarella, senza trovare una soluzione plausibile all'enigma, ripose tra gli scaffali della biblioteca il quaderno accorgendosi che I Neoplatonici era posto accanto ad un altro manoscritto vergato con la stessa grafia. Era quella del famoso patriota Luigi Settembrini.

"Non capita tutti i giorni di scoprire che un padre della patria ha scritto un racconto osceno" fu il pensiero che, presumibilmente, scosse il Cantarella che decise di studiare più da vicino quel lavoro.

A breve scoprì che il racconto era gia stato letto da tal professor Emidio Piermarini e che era stato presentato al filosofo Benedetto Croce che pose il veto sulla pubblicazione considerandolo un "lubrico e malsano [...] errore letterario del Venerato Maestro, martire patriottico dei Borboni".


Il quaderno fu catalogato con l'intesa rimanesse nell'ombra di qualche armadio buio della biblioteca di Napoli, ove rimase, dimenticato, fino alla prima pubblicazione del 1977 a cura, manco a dirlo, dell'illuminato professor Cantarella che ne aveva riconosciuto il valore letterario.



Le alterne vicende de I Neoplatonici costituiscono un esempio palese di quanto i letteratura la censura abbia agito sull'omosessualità come ben evidenziava Francesco Guerre ne L'eroe negato:

Gli interventi censori su libri di argomento omosessuale nel corso del secolo [scorso] sono stati molti e alla censura esterna spesso si sono affiancate forme di autocensura non meno coercitive e inibitorie. Quando l'amore omosessuale diventa nell'immaginario letterario un amore possibile, spesso scatta infatti quello che potremmo dire un processo di differimento. L'autore rimanda ad un altro momento, magari a dopo la morte la pubblicazione dell'opera e questo differimento è molto spesso dovuto a problemi di non accettazione interni agli scrittori stessi.

A distanza di 24 anni dalla prima edizione, e a ben 157 anni dalla sua redazione, I Neoplatonici ricompaiono in una collana della Sellerio e sono liquidati come una "minchioneria".



Salvatore Nigro non è l'unico detrattore dell'opera. Già il filosofo Gentile considerava I Neoplatonici, guardato dalla critica come un coming out postuma del patriota, un errore di Settembrini ed entrambi, nascondendosi dietro a termini come "scherzo", "errore", "minchioneria" allontanano da Settemrbini il sospetto di omosessualità.



Cantarella, nel lontano 1977, in una prefazione che manca alla nuova edizione del testo, arguiva:

Settembrini era un clandestino per vocazione. Coltivava sogni che non dovevano essere noti, che non dovevano essere vissuti.

Quei sogni, che raccontano l'amore dolce e il sesso sfrenato di due ragazzi che divenuti adulti

si amarono sempre [tra loro], e sino alla vecchiezza di tanto in tanto per qualche occasione trovandosi nel medesimo letto confondevano i piedi e si abbracciavano come nei primi anni della loro giovinezza

Anonimo ha detto...

Dopo il ritorno a casa, Settembrini e Placco si videro ancora?

Anonimo ha detto...

Non si sa bene se considerare il libello come un coming out postumo (qualcuno maligna sia il frutto delle “esperienze” carcerarie di Settembrini), ma a dire il vero importa ben poco.

E’ più importante sottolineare come ancora in tempi recenti (il libro è stato ripubblicato varie volte, l’ultima nel 2001 per Sellerio) si tende a sminuire il valore letterario dell’opera temendo un danno di immagine per l’italica patria.

Francesco ha detto...

oobf“Noi uomini moderni abbiamo tutti i vizi degli antichi Elleni, e forse anche più e maggiori, ma li nascondiamo non so se per pudore o per ipocrisia: quelli non nascondevano nulla, ed abbellivano con l’arte anche i vizi”

Alle volte le vite degli scrittori e le storie che si nascondono dietro i loro libri sono molto più interessanti dei loro stessi racconti. E’ il caso de “I Neoplatonici”. Protagonisti dell’avventura di questo libri sono il suo autore, Luigi Settembrini e comprimari Benedetto Croce e Raffaele Cantarella.

Anonimo ha detto...

Luigi Settembrini, I Neoplatonici, 84 pp, euro 5,27

È un must. Quindi se non l'avete letto affrettatevi a farlo. Sarà di grande consolazione (per usare un termine che l'autore utilizza spesso) pensare che i grandi patrioti avevano anche delle belle fantasie omo-erotiche. W l'Italia!

Tra il 1851 e il 1859, mentre scontava una condanna all'ergastolo per la sua cospirazione contro il regime borbonico, il patriota e rivoluzionario Luigi Settembrini scrisse questo racconto erotico, ambientandolo nell'antica Grecia ed attribuendolo, essendo lui filologo esperto, a un apocrifo Aristeo di Megara, se ne finse traduttore e lo inviò alla moglie (furbo, eh?) Rinvenuto anni dopo da uno studioso della cerchia di Benedetto Croce, fu riconosciuto come operetta del martire risorgimentale, ma, con l'accordo del Croce, venne escluso dalla pubblicazione e nascosto in un armadio.

I Neoplatonici è infatti, sì un racconto erotico, ma a impronta apertamente voluttuosamente e consapevolmente omosessuale (le peripezie d'amore di due giovanetti perdutamente rapiti l'uno dell'altro), che contrasta in modo ardito col ritratto di severo moralista che la tradizione tramandava del patriota risorgimentale. Occultamento e contrasto che danno un significato al racconto e alla sua vicenda editoriale che Manganelli - nella introduzione che accompagnò, decenni or sono, la prima edizione, presentata dal grecista Cantarella che aveva fortuitamente recuperato il testo - interpretava in modo esatto e ancora attuale: «Tutto fa pensare che Settembrini non volesse che quel libro andasse perduto; che lo volesse salvo, anche se clandestino, in attesa dei tempi in cui "martire" potesse veder stampato un testo così audace. I Neoplatonici fu una vera bottiglia gettata in mare, da uno scoglio tricolore e monogamico: che sia arrivata sino a noi è un prodigio; che ora venga stampato una consolazione».


Luigi Settembrini (Napoli, 1813-1876), perseguitato per la sua attività patriottica e repubblicana, animò da protagonista la rivoluzione del 1848, anche con la celebre Protesta del popolo delle due Sicilie del 1847. Dopo la restaurazione borbonica, fu condannato a morte, con pena commutata in ergastolo, e poi, fino all’Unità, in esilio. Dopo il 1860 si dedicò all’insegnamento universitario. Tra le sue opere: Lezioni di letteratura italiana, la prima interpretazione in chiave risorgimentale della storia della cultura italiana, e le memorie delle Ricordanze della mia vita.

Coomento arDITO ha detto...

Io non dissi più, venne il buio, fu deposto il cadavere nella bara, levato il ponte, ogni cosa tacque. Che notte orribile fu quella per me, piansi per quel povero giovine, che già sentivo di amare. L'altro giorno come s'apre la porta, dimando ansiosamente dell'ucciso, so che era uno sciagurato, voglio riveder Gennarino, lo saluto, e gli dico che egli deve ad ogni modo uscir di là e montare sul terzo piano.

Quel giorno stesso ci montò, ed io abbracciai un bel giovane, una faccia greca, occhi scintillanti, parlante con certa sua enfasi albanese, e con l'erre come la pronunziava Alcibiade. Stringendogli la mano gliela vedo mutilata dell'indice: ed egli sorridendo mi dice: "Lo perdei combattendo presso Castrovillari".

Corre il quarto anno che questo valoroso e sfortunato giovine è mio amico ed io lo amo con tenerezza fraterna, e son certo di essere da lui riamato. Ora ha ventinove anni, ma egli sente, ed a me pare, e tutti dicono che egli non giunga a venti; non perché il povero giovine non porti sul volto i profondi solchi che vi segna la sventura, e non abbia gli occhi dipinti di mestizia; ma perché l'anima sua odora di tutta la freschezza, di tutta la ingenuità, di tutta la spensieratezza, di tutta la candidezza d'un fiorente giovanetto.

Anonimo ha detto...

Un altro dì mi diceva: "Se io dovessi menare una donna, una signora a braccetto io morirei di confusione. Oh che le dovrei dire? e come potremmo camminare?" Un'altra volta mi portò a vedere un passerino che uscito la prima volta dal nido che era in mezzo dell'ergastolo gli era caduto innanzi ai piedi. "Povero passerino," gli dissi io: "è simile al povero Gennarino che al primo volo che spiccò dal nido cadde nell'ergastolo." "Sì davvero," mi rispose, "e lo voglio educare, perché la sorte sua è simile alla mia."

Anonimo ha detto...

questi racconti che ei mi fa con parole vive e palpitanti, con motti pittoreschi, con affetto crescente, con gesti animati agitando la mano mutilata che io sempre gli guardo, io mi sento rinfantocciare, mi pare che sono fuori l'ergastolo, e che con lui mi aggiro pei monti: mi tornano a mente i lieti giorni della mia fanciullezza,

Settembrini ha detto...

E tal'altra volta mentre la sera i compagni o passeggiano, o dormono, o ciarlano a caso, io mi distendo tacito sulle tavole del mio letto, ed egli compagnescamente viene a distendersi vicino a me

Anonimo ha detto...

O mio caro Gennarino, caro e sfortunato giovane, se molti ti udissero e ti conoscessero come ti ascolta e ti conosce l'amico tuo, molti ti amerebbero come io t'amo.

Fa cuore, o mio Gennarino, Dio certamente non vorrà che un sì bell'ingegno, sì bel cuore, sì schietta anima si perda nell'ergastolo.

Non si male nunc et olim sic erit. Non è senza un perché cotesta confidenza, cotesta lietezza che ti sta nell'animo; ed è certo presagio di un avvenire men reo!

Che se altrimenti è scritto di noi, se dovremo penar qui per lunghi anni, e forse qui morire, ti sia conforto l'affetto e la stima di un amico, il quale, essendo sventurato come te, non ti chiede altro se non che tu seguiti a riamarlo.

Luigi Settembrini

Anonimo ha detto...

Cosa succede? Vi siete addormentati?

Anonimo ha detto...

non ci sono discussioni interessanti, sempre le solite questioni irrisolte... che barba!!!
perchè non parliamo del destino di Civita alle soglie della nuova campagna elettorale?
A chi andrà l'onore di amministrare il paese?
Parliamone.

Antonio Massaro ha detto...

Come pensi si possa discutere con gli anonimi,specialmente di politica??Firmati e vedrai che qualcuno ti riponde!

Anonimo ha detto...

Ma è mai possibile che a Civita si debba parlare di Politica (che poi è solo quella che riguarda l'amministrazione comunale) o di calcio (che poi si tifa al 99% per squadre del nord?)
ma è mai possibile che non ci si renda conto che ormai il paese è destinato alla chiusura per mancaza di anime?

Anonimo ha detto...

Sono certo che ci sarà una rappresentanza del comune di Civita per risolvere e gestire al meglio il problema della mobilità e dei parcheggi in paese, soprattutto d'estate.
Non fosse altro che per la sensibilità che hanno verso l'ambiente.




Automobile Club d'Italia - Conferenza del Traffico e della Circolazione 2008






"Make Road Safe".

L'impegno dell'Automobile Club d'Italia sui temi della sicurezza prosegue. Dal 2 al 4 ottobre saremo a Riva del Garda per la 64esima edizione della Conferenza del Traffico e della Circolazione, che quest'anno si occuperà di mobilità e ambiente.
Tante le tavole rotonde e le occasioni di dibattito da seguire in diretta web sul nostro sito (www.aci.it/conferenza2008) a partire dalle 15.30 di giovedì 2 ottobre.


ACI - Automobile Club d'Italia

Anonimo ha detto...

Anime che fra cent'anni andranno in Paradiso a Civita ce ne sono tante.Per fare cose buone per il proprio Paese,ne bastano poche.Civitesi,preparatevi in tempo a formare una lista per le prossime elezioni del 2009,con persone veramente capaci di risolvere i problemi di un paese
turistico.E che l'Agosto Civitese
diventi quello di una volta o ancora migliore,sia a livello popolare che culturale.

Anonimo ha detto...

Maestro ma sei morto?
Speriamo che stai solo dormendo..

luca stamati ha detto...

Ciao a tutti
permettemi un OT
per una informazione più corretta(a 360 gradi) sul tema rifiuti, che per ora sembra non riguardare civita e la sua provincia ma che potrebbe in un prossimo futuro riguardare anche i nostro territorio permettetemi di segnalare.....

"La discarica di Chiaiano e l'emergenza rifiuti"
su
http://pangeablu.blogspot.com
grazie e scusate

Luca stamati ha detto...

e a proposito di cririche o,peggio,insulti da parte di anonimi...vale la pena ricordare che "pa emer folin e shkruan kunder njeriu vet kush del dhe jeton naten si miu" hehehhe

Antonio Massaro ha detto...

Complimenti agli organizzatori della festa in onore della Madonna del Rosario!!
Anche in Svizzera é giunto l'eco dei bellissimi fuochi pirotecnici!!!

Antonio Massaro ha detto...

Gentili compaesani,
noto a malincuore che gli anni passano ma la mentalità (spero di pochi)é sempre quella di offendere e attaccare quelli che sono gli affetti delle persone.
Il sottoscritto scrive cio' che gli pare, assumendosi la responsabilità, in quanto cittadino libero (come da voi piu' volte ricordato in "collegio " ci sono stato é vero ma per un errore),quindi non potendo chiamarvi di persona perché vigliaccamente non firmate neanche i vostri commenti, vi invito a stare alla larga dalla mia famiglia ed evitare di intervenire su mio padre con minacce "velate"..
Chi amministra o lavora con soldi pubblici è a conoscenza che vi sono delle regole da rispettare,ed i rapporti tra ente pubblico e soggetto privato sono atti pubblici dei quali tutti i cittadini possono/devono chieder conto.
Tanto dovevo,viste le recenti telefonate ricevute......