PIANETARBERESH

Discussione libera in libero mondo

sabato 12 aprile 2008

Come il muto di papararo

Come il muto di “papararo”.
Questa mattina abbiamo ricevuto la rivista Katundi Yne. Ha colpito molto l’editoriale del Direttore in prima pagina, nella quale si riferisce di questo “muto di papararo”. Purtroppo noi non abbiamo conosciuto questo signore.
Dalle argomentazioni del Direttore – per la verità molto esili – ne deduciamo – ci si perdoni la malizia – che vuole riferirsi a noi del blog.
Noi siamo paragonati al “muto di papararo”.
Purtroppo anche il Direttore è caduto nella trappola di coloro che vogliono farci passare per frustrati, repressi, con “un cervello piccino”, con una “personalità debole”, “seminatori di zizzanie” e quant’altro.
Garantiamo ai nostri lettori e in particolar modo al Direttore che noi non apparteniamo a nessuna di queste categorie.
Ribadiamo ancora una volta che la scelta di stare in anonimato sfruttando le nuove tecnologie che questa epoca offre non è frutto di nessuno degli epiteti riportati nell’articolo di apertura del Direttore. Semplicemente, temiamo moltissimo le “vendette” politiche del governante di turno e della sua corte, che per strategia delegittimante , linciano coloro che vogliono esprimere il proprio dissenso in merito alla condotta di amministratori pubblici di una comunità. Nient’altro. Non ci sono secondi fini, né terzi per cui respingiamo al mittente “lo scettro di Ulisse nella terga” sicuri che anche il Direttore ha preso il suo granchio; sicuri del fatto che il glorioso Katundi è ormai diventato come la PRAVDA dei tempi di Krusciov: fitto di notizie inutili, di non notizie e commenti letterari che lasciano il tempo che trovano, adatti a “masturbazioni mentali” di persone che ormai hanno “chiuso i buoi”. Ma questo a noi non interessa. Ogni epoca fa il suo tempo. Sarà poi la storia a sentenziare in modo inequivocabile le ragioni dei pochi e i torti di molti. Sempre che il nuovo governo che si appresta ad insediarsi non decida di riscrivere i libri di storia. E allora siamo di nuovo al punto di partenza.
Infine, siamo consapevoli che è difficile argomentare, dibattere, confrontarsi con saperi, informazioni, idee, con il popolo del web in generale. Noi semplicemente chiediamo solo e nient’altro di questo. Vi pare troppo?
In ultimo, anche noi “muti di papararo” del terzo millennio chiudiamo con una citazione a memoria di un noto autore molto caro al Direttore (non diciamo di chi si tratta) il quale affermava che: anche se non condivido le tue idee, combatto affinché tu possa dirle”.
Che ve ne pare?

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Ebbene si, ha proprio ragione il direttore, voi siete come "Il muto di papararo", incapaci di confrontarvi, frustati,invidiosi e incapaci di provare ad assumere incarichi degni di responsabilità. Continuerete a scrivere allusioni a problematiche della comunità, sottolinerete gli errori che persone "umane" purtroppo fanno e vi nasconderete dietro questa barriera virtuale che non può che nuocere alla comunicazione ed al sistema attuale. Completano il tutto le vostre ideologie politiche (non ci vuole il mago de stefano per capire da quale parte stiate e le vostre generalità...) Purtroppo riscontro una certa affinità tra il modo di governare dell'ultimo governo Prodi e le vostre chiacchere, si è bravi solamente ad attaccare poi nel concreto.. sapete bene i risultati vero?

Anonimo ha detto...

Blois il Nerone dei nostri tempi?

Anonimo ha detto...

continua così maestro, non farti piegare!!!

luca stamati ha detto...

eheheh mi diverte questo blog,davvero.
è divertente leggere commenti di critica all'anonimato però rigorosamente non firmati e anonimi :)

Aristotele ha detto...

" non conosciamo il vero se non ne conosciamo la causa"

Anonimo ha detto...

Il reato di diffamazione.

Con il termine reputazione si intende comunemente la stima, l'opinione e la considerazione di cui ciascuno gode nel contesto sociale e dei rapporti personali o professionali.
L'onore e la reputazione sono protetti dall'art. 595 del codice penale a norma del quale commette il reato di diffamazione chiunque, comunicando con più persone, offende la reputazione altrui, prevedendo per il colpevole la pena della reclusione fino a un anno o la multa fino a lire due milioni.
Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato (cioè attraverso il riferimento ad un episodio preciso e specifico), la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a lire quattro milioni. Tale aggravio di pena si spiega con il fatto che l'attribuzione ad un soggetto di un fatto determinato e specifico ha l'effetto di ingenerare nel destinatario una maggiore impressione di attendibilità delle circostanze narrate rispetto a quelle raccontate in modo vago, ipotetico o allusivo. Da ciò deriva un maggior pregiudizio per la vittima e la conseguente sanzione più aspra per l'autore dell'illecito.
Se l'offesa è recata col mezzo della stampa (giornali, televisione, altri mezzi di informazione) o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità (tipo la rete Internet), la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a lire un milione.
Nel caso di diffamazione commessa col mezzo della stampa, televisivo o radiofonico, consistente nell'attribuzione di un fatto determinato, si applica la pena della reclusione da uno a sei anni e quella della multa non inferiore a lire 500.000.
Sempre nel caso di diffamazione a mezzo stampa è prevista anche una responsabilità, a certe condizioni, di direttore o vice-direttore responsabile, editore e stampatore della pubblicazione.

Le notizie diffamatorie possono essere diffuse sia con il mezzo dello scritto (articolo di giornale o altro tipo di pubblicazione), sia attraverso la pubblicazione di fotografie e, in tale ultimo caso, alla tutela della reputazione si aggiunge quella relativa all’immagine della persona interessata.
L'aspetto più importante da sottolineare in materia di diffamazione è che, salvo casi estremamente particolari, il colpevole del reato non è ammesso a provare, a sua discolpa, la verità o la notorietà del fatto attribuito alla persona offesa. Ciò significa che non vale ad escludere il reato in questione la circostanza che il fatto offensivo sia vero o già noto per altra via.