PIANETARBERESH

Discussione libera in libero mondo

domenica 18 maggio 2008

Arbreshando...

Arbreshando…
Piccole storie e parole per l’antico gioco del teatro.
Questo bellissimo testo di Vincenzo Bruno, pubblicato dall’associazione culturale “Gennaro Placco” con i fondi della Legge 482/99 sulle minoranze linguistiche raccoglie numerose commedie in lingua arbereshe scritte in tanti anni e fatte interpretare a tutti noi studenti.
Come recita il sottotitolo (Piccole storie per l’antico gioco del teatro) ci permette di tuffarci in mondo antico appena trascorso ma che a noi “uomini moderni e internetiani” ci sembra lontano anni luce. Eppure sono scene, si può dire, di vita quotidiana di una comunità molto viva che trascorre la propria esistenza partecipando attivamente alle vicende che interessano il proprio mondo.
Ma l’opera del prof Bruno non è solo una raccolta di piece teatrali in una lingua minoritaria; è un “laboratorio scritto” consapevole che bisogna fare qualcosa per questa lingua che sta lentamente ma inesorabilmente scomparendo dalla comunità.
Infatti, basta farsi una passeggiata nel pomeriggio per la piazzetta di Civita (ma lo stesso accade in tutti gli altri paesi arbreshe) per rendersi conto che tutti ma proprio tutti i ragazzi al di sotto dei venti anni parlano tutti ma proprio tutti in italiano. Abbiamo pensato che forse non c’è più nulla da fare.
Invece, qualche sera fa passando davanti al museo un gruppo di ragazzine con il libro in mano del prof Bruno stavano leggendo una delle commedie. Allora forse non tutto è perduto. Forse c’è bisogno di nuovi strumenti (e Arbreshando lo è) per indurre i giovani a cimentarsi nella lettura in lingua. E forse non c’è bisogno di leggere vademecum con frasi improbabili (a che ora parte il treno?) ma bisogna leggere testi semplici scritti in un arbresh comprensibile a tutti, di facile lettura, con vocaboli di uso comune, senza “sqiperismi” inutili, ma anche con vocaboli presi in prestito dalla lingua italiana o dal dialetto calabrese e poi “arbreshizzati” piuttosto che importarli da una lingua del tutto estranea alla comunità. Per esempio, a pagina 53 un personaggio riferisce che ç’ë kunxil mund ju jap? È evidente l’importazione del vocabolo dall’italiano, ormai entrato nell’uso comune della lingua. Ma poi perché ci scandalizziamo su queste cose? Forse all’italiano non succede la stessa cosa con l’inglese? Ma torniamo allo splendido volume del professore Bruno partendo dalla premessa quando afferma che molto per gioco e poco per necessità non si possa ritardare la scomparsa del nostro antico idioma strumento di comunicazione e contenitore di valori”. Sottoscriviamo in pieno!
Ma poi si tratta di commedie venute fuori dalla osservazione della realtà che il professore, da antico educatore di diverse generazioni di studenti civitesi e non, ha sempre analizzato. Una delle piece più belle ( e attuali) è “u blejta tek interneti” che invitiamo a leggere…
Infine, chiude il testo una appendice molto carina che prende spunto da considerazioni sempre fatte sul perché i comignoli sono dotati di un viso, di una pignatta o di altro accessorio per scongiurare il male…
In ultimo la veste grafica. Molto semplice, lineare, di facile lettura, con i disegni del Grande Francesco Bruno … ecco un esempio di soldi comuni ben spesi.
Buona lettura!

4 commenti:

luca stamati ha detto...

seguo continuamente il vostro blog, per curiosità, per nostalgia, per senso di appartenenza (non so perchè) ma è sempre utile.
Vincenzo Bruno sempre,quando scrive,ha la rara capacità di far rivivere, come se il tempo si fosse fermato, gli anni della nostra giovinezza a civita.
Nel senso che è capace di trovare e usare le parole adatte facendo sì che chi legge "sente" i profumi, l'tmosfera degli anni in cui l'episodio raccontato è accaduto. Ricordo un suo scritto su Katundi yne di qualche tempo fa, parlava della chiusura di "bottegone". Quando e mentre lo leggevo rivedevo la sua bottega, i tanti pomeriggi trascorsi lì intorno, la spensieratezza dell'epoca e persino le persone che quel posto erano usi racciontare, addirittura l'atmosfera e le espressioni di ognuno di loro mentre ridevano a crepapelle.
Come posso avere o dove posso trovare quesdta pubblicazione?
te fala shume
luca

luca stamati ha detto...

oops!!
non "racciontare" ma frequentare ehehehhe

Anonimo ha detto...

Il libro lo troverai al Museo appena ci degni di una visita a Civita.
Redazione

Anonimo ha detto...

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